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In questa rubrica troverai articoli utili alle nuove mamme su tutto quello che riguarda il bambino, sui prodotti e sull'essere mamma oggi.

La rubrica è curata da Samanta

Buona lettura

 

Allattamento al seno e passaggio eventuale al biberon

Il latte materno è il miglior alimento che si possa dare ad un bambino.  Attraverso il latte materno, il bambino assume sostanze nutrienti, anticorpi e acqua; attraverso l’azione dell’allattamento, oltre a nutrirsi, il bambino stabilisce con la madre un contatto fondamentale per il loro futuro rapporto. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stabiliscono che il periodo minimo di allattamento esclusivo al seno debba essere di almeno 6 mesi, prolungabili possibilmente fino a che la natura vorrà.

La produzione del latte materno è controllata da un ormone che viene secreto da una ghiandola, l’ipofisi, che si trova alla base del cervello. La produzione di questo ormone, e quindi del latte, viene aumentata dalla stimolazione che il neonato esercita sul capezzolo durante le poppate: quindi più poppate farà il bimbo, più latte verrà prodotto. Tutto ciò che distoglie il neonato dal seno materno viene considerato dannoso: succhiotti e biberon sono da evitare se si pensa di allattare il bambino esclusivamente al seno.
Una donna sana, fisicamente e psicologicamente, riesce nella stragrande maggioranza dei casi (97%) ad allattare almeno per i primi 6 mesi. Poi, in genere, gli impegni di lavoro costringono la mamma ad allontanarsi dal bimbo, e spesso questa fase coincide con la fine dell’allattamento e con l’inizio dello svezzamento.

Alcune madri non producono abbastanza latte, e si rende pertanto necessario aggiungere una quota di latte artificiale. Il sistema migliore per dare la cosiddetta “giunta” è il DAS, Dispositivo di Allattamento Supplementare. Si tratta di un contenitore per il latte, che in genere si appende con un laccio al collo della mamma, dal quale parte un tubicino che viene fissato con un piccolo cerotto sulla mammella, in prossimità del capezzolo. Quando il bambino viene attaccato al capezzolo, si fa in modo che anche il tubicino arrivi alla bocca del piccolo: così insieme al latte materno, prenderà anche la giunta. Si ottengono così tre effetti: il bambino continuerà la stimolazione del capezzolo e quindi la produzione di latte, si nutrirà del latte materno prodotto e prenderà la quota in aggiunta di latte artificiale. Il sistema può sembrare molto laborioso, ma in realtà è l’unico che garantisce la continuità dell’allattamento al seno nonostante la giunta.

E’ evidente che il passaggio al biberon contribuisce alla diminuzione delle poppate e delle stimolazioni della produzione di latte; una eventuale stimolazione con il tiralatte con è così efficace come la bocca del neonato. Quando la madre passerà al biberon, inevitabilmente si avvierà verso la sospensione dell’allattamento al seno.
L’allattamento misto inteso come alternanza di biberon  e seno è destinato a durare poco. La suzione del latte attraverso il biberon è più facile per il bambino: è sufficiente che stringa la bocca per fare uscire il latte, e il bambino imparerà velocemente a nutrirsi con questo sistema, e non ne vorrà più sapere del seno: verrà così quindi a mancare la stimolazione di cui parlavamo prima, i livelli di prolattina si abbasseranno gradualmente e il latte scomparirà.

Esiste un “Codice Internazionale sulla Commercializzazione Dei Sostituti del Latte Materno, adottato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1981, che disciplina l’utilizzo dei sostituiti del latte materno e degli ausili necessari alla sua somministrazione (biberon, tettarelle) e ne proibisce la promozione diretta a meno che non ci sia assoluta e riconosciuta necessità. In realtà questo codice viene troppo spesso disatteso, le “giunte” vengono date con troppa disinvoltura, anche se non strettamente necessarie, e si tende a disinformare sull’allattamento al seno più di quanto si cerchi di informare correttamente. Ne consegue che le madri che decidono di abbandonare l’allattamento al seno in cambio del latte artificiale quando ciò non sarebbe necessario sono davvero troppe. Su questo argomento, spinoso e fortemente polemico, torneremo in un prossimo articolo.
Esiste tuttavia una piccola percentuale (intorno al 3%) di mamme che realmente non produce latte. In questo caso c’è poco da fare: si deve ricorrere al biberon.

I biberon sono tutti più o meno equivalenti; si possono preferire biberon in vetro o in policarbonato, due materiali che garantiscono igiene e una lunga durata nel tempo. Nello stesso modo si possono scegliere le tettarelle in lattice naturale o in silicone: le prime, più resistenti, sono particolarmente morbide e confortevoli ma hanno il difetto di rovinarsi velocemente o di assorbire odori sgradevoli; quelle di silicone un po’ più rigide, non assorbono odori sgradevoli e si mantengono inalterate per molto tempo. Inoltre il lattice può dare origine a fenomeni di sensibilizzazione, mentre per il silicone non accade.

Attualmente si distinguono, oltre ai biberon tradizionali, altri due tipi di biberon: il biberon Haberman, della Medela, e il biberon Closer to nature, della Tommee Tippee. Le tettarelle di questi due biberon si differenziano notevolmente da tutte le altre attualmente in commercio. La prima, quella del biberon Haberman, è indicata per  l’allattamento di neonati con problemi di suzione, come ad esempio la labiopalatoschisi, o di neonati molto deboli, come i prematuri. La seconda, quella del biberon Closer to nature, è descritta come la più simile al seno materno, per forma, dimensione e sensazione di ritorno.  In ogni caso prima dell’uso del biberon si raccomanda di chiedere il parere di un consulente dell’allattamento.

 

 


Link:

Lega per l’allattamento materno

Biberon Haberman

Biberon Closer to nature:

 

Samanta Barontini

 

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